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Susanna Mälkki: Brahms, Variazioni - Francesconi, Duende. Leila Josefowicz violino

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    Auditorium Arturo Toscanini di Torino
    Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

     

    Susanna Mälkki direttore
    Leila Josefowicz violino

     

    Johannes Brahms (1833 - 1897)
    Variazioni in si bemolle maggiore op. 56° su un tema di Haydn (1873)
    Corale St. Antoni. Andante – I. Poco più animato – II. Più vivace –
    III. Con moto – IV. Andante con moto – V. Vivace – VI. Vivace –
    VII. Grazioso – VIII. Presto non troppo – Finale. Andante

     

    Luca Francesconi (1956)
    Duende-The Dark Notes, per violino e orchestra (2013)
    I. – II. – III. (Nicolae “culai” Neacsu in memoriam) – IV. (Ritual) –
    V. (– Cadenza – Hypnotic)

     

    La ricerca dell’isolamento
    Tratto dal programma di sala dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

    Nel 1873 Brahms era direttore della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna. In quell’estate scelse uno sperduto paesino della Stiria come luogo di villeggiatura; ma dopo solo quarantotto ore fu costretto a fuggire, perché spaventato da alcune eleganti turiste che gli tributavano un’ammirazione, a suo modo di vedere, del tutto inopportuna. Fu sul lago di Starnberg che il compositore trovò la località perfetta per le sue esigenze: Tutzing, un villaggio dal volto sereno e sorridente, che sembrava nascosto tra le pieghe del paesaggio alpino. Ad animarlo era soprattutto la buona borghesia di Monaco di Baviera, in fuga dal caotico chiasso del mondo cittadino. Nell’albergo di Brahms si radunava un gruppo di giovani artisti dalle abitudini goliardiche; e questa era per il compositore l’unica distrazione di un soggiorno altrimenti invidiabile per tranquillità e riservatezza. Fu su uno scordato pianoforte di quel vecchio albergo che Brahms mise la parola fine alla stesura delle sue Variazioni su un tema di Haydn. La prima esecuzione fu accolta entusiasticamente nel dicembre dello stesso anno dal pubblico della Filarmonica di Vienna.

     

    Il blocco sinfonico

    Le Variazioni su un tema di Haydn possono essere considerate la prima vera opera sinfonica di Brahms. Fino a quel momento il catalogo delle opere brahmsiane per grande orchestra era piuttosto ridotto: due Serenate, gli abbozzi del Concerto in re minore per pianoforte e orchestra e lavori corali quali Ein Deutsches Requiem, il Rinaldo, il Canto del destino e la Rapsodia per contralto. Quella vocazione al genere puramente sinfonico, che Schumann aveva profetizzato fin dagli anni Cinquanta dell’Ottocento, tardava a prendere forma. Brahms avrebbe atteso di compiere il quarantatreesimo anno nel 1876 per scrivere la sua Prima Sinfonia. Le Variazioni su un tema di Haydn rappresentarono un significativo avvicinamento al genere sinfonico; e fu forse proprio il successo di questa composizione a spingere Brahms a compiere quel passo che per tanti anni lo aveva intimidito. Il raggiungimento di una grande raffinatezza nella scrittura per variazioni fu decisivo proprio per la maturazione di un nuovo linguaggio, in grado di unire le tradizionali categorie formali della struttura sinfonica con una sintassi estremamente fluida, in cui tutti gli elementi sono legati da raffinati rapporti di causa-effetto.

     

    Le Variazioni su un tema di Haydn

    Un Divertimento per due oboi, due corni, tre fagotti e serpentone, datato 1784 e scritto per la banda militare degli Esterházy; è questa la composizione che fornisce il tema delle Variazioni op. 56a di Brahms. In realtà la melodia non è Un’idea originale di Haydn, ma un antico corale di pellegrini; e vi sono molti dubbi anche sull’effettiva autenticità dell’intero Divertimento, che in tempi recenti alcuni studiosi hanno attribuito a Ignaz Joseph Pleyel. Ma non bisogna dare un peso eccessivo alla scelta fatta da Brahms di basare l’intera composizione su un soggetto haydniano. L’intenzione poetica che sostanzia le Variazioni op. 56a è la stessa che sta alle fondamenta delle Variazioni su un tema di Diabelli di Beethoven: la sfida di scrivere una composizione monumentale, proprio a partire da un’idea molto sobria, che apparentemente non fornisce solidi appigli all’elaborazione complessa. Brahms struttura le sue otto variazioni, lavorando su elementi minuscoli che si trasformano nei mattoni di una costruzione in continuo divenire. Le prime tre variazioni sono ancora strettamente imparentate con il tema: uno sviluppo che ne estrapola alcune cellule microscopiche (le prime tre note e le ultime tre note). Dalla quarta variazione il discorso sembra muoversi in una direzione estranea alla nozione tematica di base; come se quell’idea primigenia si fosse definitivamente sgretolata, per lasciare una eco solo nella memoria dell’ascoltatore. Una sorta di Scherzo prende forma nella variazione seguente, col suo clima saltellante e fiabesco, mentre le tre sezioni successive mettono a confronto caratteri profondamente contrastanti, mescolando austerità, robustezza e dolcezza. Chiude la composizione un finale che recupera il clima solenne e mistico dell’apertura: il tema si eleva su un ostinato ritmo di passacaglia, che avanza ai bassi con rigorosa solidità.

    Andrea Malvano
    (dagli archivi Rai)

     

    Luca Francesconi

    Duende – The Dark Notes, per violino e orchestra

    ≪Il Duende è storicamente il demone del flamenco. Come ci spiega Garcia Lorca è una forza sotterranea di inaudita potenza che sfugge al controllo razionale. Per ritrovare una forza primigenia nello strumento forse più carico di storia dell'Occidente è necessaria una perigliosa discesa negli inferi delle note nere, o un volo fuori dall'orbita terrestre. Che è lo stesso. Difficilissimo. Ma senza duende si resta inchiodati al suolo. Lorca ci avverte "Manuel Torres, grande artista del popolo andaluso, diceva a uno che cantava: ≪Hai voce, conosci gli stili, ma non ce la farai mai, perché non hai duende.≫

    Luca Francesconi

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