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Antonio Pappano: Smetana La sposa venduta

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    Orchestra dell ’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

    Antonio Pappano
    Direttore

    Han -Na Chang
    Violoncello

    Bedřich Smetana
    (Litomysˇl 1824 - Praga 1884)
    La sposa venduta, ouverture
    Vivacissimo

     

    La sposa venduta di Smetana
    Tratto dal libretto di sala dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

    Prima esecuzione Praga 30 maggio 1866 Direttore Bedřich Smetana Organico Ottavino, 2 Flauti, 2 Oboi, 2 Clarinetti, 2 Fagotti, 4 Corni, 2 Trombe, 3 Tromboni, Timpani, Archi la sposa venduta

    Bedřich Smetana è stato il primo compositore a portare nelle sale da concerto e nei teatri lirici un idioma musicale basato sulle melodie e i ritmi della musica popolare della sua patria. A giusto titolo quindi è definito il fondatore della scuola nazionale ceca, la più importante – insieme alla russa – delle varie scuole nazionali che tra la metà del Diciannovesimo secolo e l’inizio del successivo portarono alla ribalta la musica di tanti paesi, che fino allora non avevano fatto sentire la loro voce nel concerto della musica europea. Ma negli anni della sua giovinezza in Boemia – allora parte dell’Impero asburgico e integrata nella tradizione musicale austriaca – non esisteva alcuno spazio per realizzare i suoi ideali musicali, cosicché egli decise di andare in volontario esilio e proseguire la sua carriera musicale in Svezia, dove si fece apprezzare come pianista, direttore d’orchestra e insegnante.

    Nel 1861, quando, in attesa del Teatro Nazionale, fu varato il progetto del Teatro Provvisorio a Praga e contemporaneamente fu bandito un concorso per una nuova opera di ispirazione nazionale, capì che era giunto il momento di tornare in patria e di svolgervi un ruolo attivo. Subito mise in cantiere la sua prima opera, I Brandeburghesi in Boemia, completata nel 1863 e rappresentata il 5 gennaio 1866, con un successo entusiastico. Pochi mesi dopo, il 30 maggio, già andava in scena La sposa venduta (Prodaná nevësta), che poi passò attraverso una serie di revisioni, l’ultima nel 1870: le modifiche principali furono la sostituzione dei dialoghi parlati con recitativi cantati, l’aggiunta delle Danze e l’espansione da due a tre atti. Dopo un episodio della storia patria (I Brandeburghesi in Boemia) e prima di una popolare leggenda boema (Dalibor), nella Sposa venduta Smetana portò in scena la vita di un villaggio contadino: in un primo momento la sua ambientazione rurale non sembrò al pubblico praghese all’altezza dei suoi gusti cosmopoliti, però questo pregiudizio non durò a lungo e La sposa venduta divenne presto popolarissima in patria, mentre le rappresentazioni all’estero furono, per molti anni, estremamente rare.

    Il fascino di quest’opera sta nel senso di spontaneità e naturalezza che nasce dalla rara combinazione di uno stile semplice e diretto con l’inventiva e l’esperienza di un raffinato musicista. L’Ouverture, composta prima dell’opera, nel 1863, non solo ne è la pagina più nota ma è anche uno degli inizi più spumeggianti e vivaci di tutto il teatro musicale. L’attacco è l’esplosione scatenata ed esuberante della ressa di un rustico carnevale, su cui immediatamente s’innesta un rapido e serrato fugato degli archi, che riproduce il chiacchiericcio e i pettegolezzi del villaggio e che ritornerà più volte, con la funzione di collante tra i vari episodi dell’Ouverture. Un crescendo porta a un nuovo tema, dall’andamento danzante e contagiosamente allegro. I vari episodi si susseguono con irrefrenabile vitalità, con l’unica pausa d’un interludio lirico, che indubbiamente parla d’un tenero amore; ma il finale è una nuova fiammata di scatenata vivacità.

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