Logo Rai3


Antonio Pappano: Sibelius Il Cigno di Tuonela

    » Segnala ad un amico

    Orchestra dell ’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

    Antonio Pappano
    Direttore

    Jean Sibelius
    (Hämeenlinna 1865 - Järvenpää 1957)
    Il Cigno di Tuonela
    Leggenda per orchestra op. 22
    Andante molto sostenuto
    Simone Sommerhalder Corno inglese

     

    Le musiche in programma
    Tratto dal programma di sala dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
    di Mauro Mariani


    Il Cigno di Tuonela di Sibelius

    Data di composizione
    1893 - 1895
    Prima esecuzione
    Helsinki
    13 aprile 1896
    Orchestra della Società
    Filarmonica di Helsinki
    Direttore
    Jean Sibelius
    Organico
    2 Flauti (Ottavino),
    2 Oboi, Corno inglese,
    2 Clarinetti, Clarinetto basso,
    2 Fagotti, 4 Corni, 3 Trombe,
    3 Tromboni, Basso Tuba,
    Timpani, Percussioni,
    Arpa, Archi

    Per un giovane musicista europeo della fine del Diciannovesimo secolo era quasi impossibile sottrarsi al fascino di Richard Wagner, e Jean Sibelius, che aveva studiato a Vienna e viaggiato a lungo in Germania, non rientra certamente tra quei pochi che ne furono immuni. Wagner lo affascinò non soltanto con la potenza della sua orchestra e l’audacia della sua armonia, ma anche con gli antichi miti germanici dei suoi drammi musicali. Innestando l’ammirazione per Wagner sulla volontà di diventare il portavoce musicale della Finlandia, all’epoca una provincia dell’Impero russo, Sibelius pensò di sostituire la wagneriana glorificazione nazionalistica della Germania con le delicate leggende della sua patria e progettò un’opera ispirata al Kalevala, il poema epico finlandese redatto da Elias Lönnrot sulla base di antichissimi canti popolari (la prima versione fu pubblicata nel 1835, quella definitiva nel 1849). Il titolo avrebbe dovuto essere La costruzione della barca e Sibelius stesso preparò un abbozzo dell’argomento, ricavandolo da alcuni episodi del Kalevala, in cui si narrano le imprese d’un giovane eroe che scende nella terra dei morti, Tuonela, per ricevere le tre parole magiche che gli permetteranno di costruire una barca incantata e ottenere così in sposa la Figlia della Luna.

    Nell’estate del 1893 Sibelius prese contatto con il poeta Juhana Heikki Erkko per la stesura del libretto, e cominciò anche a scrivere la musica. Ma presto abbandonò il progetto, temendo che l’argomento fosse ricco più di atmosfera che di eventi drammatici e quindi risultasse inadatto alla scena. Forse si era anche reso conto che la decisione di scrivere un’opera nasceva da un’infatuazione per Wagner più che da una profonda e sincera necessità artistica. Mise definitivamente da parte il dramma musicale d’impronta wagneriana e rivolse la propria attenzione al poema sinfonico di Franz Liszt, come appare da questa lettera del 1894: «Penso di essere veramente un pittore e poeta della musica. Mi sembra che la concezione di Liszt sia quella più vicina alla mia. Si tratta del poema sinfonico. In questo momento sto lavorandoci, su un soggetto che mi sta molto caro».

    Così La costruzione della barca non vide mai la luce, ma la musica scritta per quest’opera rinacque sotto forma di poema sinfonico. Già alla fine del 1893 quello che doveva essere il preludio era stato trasformato da Sibelius in una squisita e suggestiva miniatura per piccola orchestra, intitolata Il cigno di Tuonela. Due anni dopo questo pezzo fu rielaborato ed entrò a far parte d’un ciclo di quattro poemi sinfonici per grande orchestra, che utilizzano molti spunti musicali ideati inizialmente per l’opera. L’intero ciclo – intitolato Quattro Leggende dal Kalevala op. 22 ma conosciuto anche come Lemminkäinen Suite – fu presentato al pubblico il 13 aprile 1896 a Helsinki, con la direzione del compositore stesso. L’Orchestra della Società Filarmonica di Helsinki trovò questa musica troppo difficile e scoppiò quasi una rivolta, ma le Quattro Leggende dal Kalevala ebbero subito l’apprezzamento del pubblico. Invece l’autorevole critico Karl Flodin non fu particolarmente favorevole: inanellando una serie di frasi a doppio taglio, scrisse che Sibelius “aveva fatto in modo di evitare la grande disgrazia di ripetersi”, si era fortunatamente allontanato dallo “stile finlandese” e aveva “mesmerizzato gli ascoltatori con i colori, le modulazioni e la violenza ipnotica”, da cui ci si poteva salvare soltanto uscendo dalla sala. Entrando poi nei dettagli, trovò che il solo del corno inglese – uno dei momenti oggi più celebrati del Cigno di Tuonela – era “straordinariamente lungo e noioso”. Il critico di tendenze nazionaliste Oskar Merikanto apprezzò invece l’atmosfera finlandese e scrisse: «In Lemminkäinen ammiriamo un compositore maturo [Sibelius aveva allora trentun’anni], un artista che ha raggiunto una grande maestria sotto ogni aspetto e una composizione cui deve essere riconosciuto un posto di primo piano nella musica finlandese, sia per la sua forma che per il suo contenuto».

    Il compositore – sempre molto autocritico – non era però completamente soddisfatto e sottopose i quattro poemi sinfonici a revisione, una prima volta nel 1897 e poi ancora nel 1900 (Il cigno di Tuonela e Ritorno di Lemminkäinen) e nel 1939 (Lemminkäinen e le fanciulle di Saari e Lemminkäinen in Tuonela). Infine nel 1947 mutò l’ordine dei quattro poemi sinfonici, spostando Il cigno di Tuonela dalla terza alla seconda posizione. Ben presto, nonostante l’autore avesse detto che i quattro poemi sinfonici costituiscono un insieme indivisibile, sul tipo delle sinfonie a programma di Hector Berlioz, le quattro parti del ciclo cominciarono ad essere eseguite separatamente e Il cigno di Tuonela divenne tra le composizioni più famose di Sibelius e di tutto il repertorio sinfonico, specialmente nei paesi anglosassoni. Nel 1935 un referendum tra il pubblico dell’Orchestra cd Filarmonica di New York diede il sorprendente risultato che il compositore più amato non era Mozart né Beethoven ma Sibelius: questo gettò benzina sul fuoco dell’ostilità di critici e intellettuali verso questo musicista troppo popolare, che cominciò ad essere bersaglio di battute al vetriolo, finché gli organizzatori musicali, intimiditi, cominciarono a diradare la sua presenza nei programmi. Perfino Walt Disney, che aveva pensato di usarlo nel suo film d’animazione Fantasia (1940), alla fine lo escluse.

    Una breve nota nella partitura del Cigno di Tuonela descrive la “scena” di questo poema sinfonico: “Tuonela, la terra dei morti, l’inferno della mitologia finnica, è circondata da un ampio fiume dalle acque nere che scorrono veloci, su cui il Cigno di Tuonela nuota maestosamente, cantando”. Il canto del cigno, affidato al corno inglese, da un lato è debitore del desolato lamento del Pastore nel terzo atto del Tristano e Isotta di Wagner ma allo stesso tempo è una tipica melodia di Sibelius, ampia e nobile ma profondamente triste, che inizia con una nota lunga, poi fiorisce in una parte ritmicamente più mossa, che si curva verso il basso per poi risalire e fermarsi su altre note tenute. Lo accompagnano i lunghi accordi degli archi con sordina e un leggero rullo dei timpani. Di quando in quando al corno inglese rispondono il primo violoncello o la prima viola, che possono essere interpretati come la voce gemente di un’anima che passa nel regno dei morti. Gli ottoni (soltanto corni e tromboni, mentre è assente la voce squillante delle trombe così come quella luminosa dei flauti) tacciono, finché improvvisamente il primo corno con sordina riprende alcune note del canto del cigno con un effetto molto pregnante. Le sonorità si mantengono prevalentemente tra il piano e il pianissimo; quando la musica sale a un momento di maggiore intensità (con gran suono), in poche battute tutto si smorza in un pianissimo nel registro acuto degli archi, con un suono vitreo ottenuto sfregando le corde col legno dell’archetto. Su quest’accompagnamento immobile e quasi impercettibile il canto del cigno sembra allontanarsi e svanire, mentre la musica si spegne su un’ultima lamentosa frase del violoncello.

    Articoli Correlati

    Rai.it

    Siti Rai online: 847