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I violoncelli di Santa Cecilia: Carlos Guastavino 7 Canciones, Rosa Feola soprano

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    AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA
    Sala Sinopoli                   

    I Violoncelli dell ’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

    Rosa Feola
    Soprano

    I VIOLONCELLI DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA
    Gabriele Geminiani
    Carlo Onori       
    Diego Romano
    Francesco Storino
    Bernardino Penazzi
    Francesco Di Donna
    Matteo Michele Bettinelli
    Sara Gentile
    Giacomo Menna
    Danilo Squitieri



    Carlos Guastavino
    (Santa Fè 1912 - 2000)
    7 Canciones sobre poesias de Rafael Alberti
    per soprano e orchestra di violoncelli
    (arrangiamento di Francesco Storino)
    Jardin de amores
    A volar!
    Nana del niño malo
    La novia
    Geografía Física
    Al puente de la Golondrina!
    Elegía

     

    Le musiche in programma
    Tratto dal programma di sala dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
    di Andrea Penna

    Anche nell’esperienza di Carlos Guastavino si realizza quell’incontro di elementi popolari e tradizione classica che – pur fra notevoli differenze di sensibilità e di risultati – è comune a molti compositori americani a cavallo fra il XIX e il XX secolo. Nato nel 1912 nella provincia di Santa Fe, Guastavino studia prima nella provincia natale e poi a Buenos Aires, imponendosi in breve, oltre che come compositore, anche per le straordinarie doti di pianista (basti ricordare la registrazione della sua opera pianistica per la BBC di Londra negli anni Quaranta).

    Nella sua musica, che si ascrive alla corrente del nazionalismo romantico argentino, sono senz’altro preminenti la spontaneità creativa e l’elemento lirico, con un recupero dei modi romantici ottocenteschi argentini ed europei. Questi aspetti contribuiranno a fare di Guastavino una figura estremamente popolare, anche per via dell’immediatezza e accessibilità di gran parte della sua produzione, ma finiranno lentamente per causarne anche un palpabile isolamento nel contesto musicale della sua epoca.

    Riservato e introverso, Guastavino può essere visto come una sorta di opposto rispetto alla personalità poliedrica ed esuberante di Alberto Ginastera, che ha attraversato diverse fasi compositive, assorbito diverse tendenze moderniste nel suo stile compositivo, prediligendo la grande orchestra e l’opera. Per Guastavino rimane fondamentale l’elemento bozzettistico e l’ispirazione popolare delle melodie, reinterpretate in modo totalmente originale, mantenendo sempre viva una vena lirica ingenua, semplice, capace di suscitare emozioni immediate, ma lontana da spettacolarità, come da eccessi virtuosistici o drammatici.

    Nella produzione di Guastavino oltre all’opera per pianoforte ricoprono importanza centrale le numerose liriche per voce e pianoforte (o altri strumenti). Significative in tal senso le relazioni con tanti poeti e letterati del tempo, di cui Guastavino musicò i versi; uno dei più importanti fu Rafael Alberti, il grande poeta argentino che conobbe il compositore nel 1941, quando quest’ultimo gli chiese il permesso di mettere in musica “Se equivocó la paloma”, lirica diventata – del tutto inaspettatamente – non soltanto il brano più noto di Guastavino, ma anche un vero e proprio simbolo della musica argentina. Di poco successiva è la raccolta delle Sette canzoni su poesie di Rafael Alberti (1944), tra i risultati più interessanti e avanzati dell’opera di Guastavino. La ricerca del compositore propone qui un costante ricorso al cromatismo, molti passaggi di forte ambiguità tonale e il frequente uso di marcate dissonanze, attingendo chiaramente ai risultati dell’impressionismo musicale d’oltreoceano, senza perdere però la vena di melodista prodigo e felicissimo. Sono quelli gli anni più felici della produzione di Guastavino, e le Siete Canciones, insieme alle liriche di Cernuda, figurano sicuramente fra le migliori sue creazioni.

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