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Juraj Valčuha: Prokof’ev, Sinfonia concertante. Truls Mørk violoncello

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    Auditorium Arturo Toscanini di Torino
    Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

     

    Juraj Valčuha direttore
    Truls Mørk violoncello

     

    Sergej Prokof’ev (1891-1953)
    Sinfonia concertante in mi minore op. 125
    per violoncello e orchestra (1934/52)

    Andante - Adagio
    Allegro giusto – Andante – Allegro assai
    Andante con moto – Allegretto – Allegro marcato

     

    Tratto dal programma di sala dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

    Scritta tra il 1950 e il ‘52, e dunque tra le composizioni tarde di Prokof’ev, la Sinfonia concertante è in realtà il rifacimento di un precedente Concerto per violoncello, la cui lunga gestazione (1933-38) coincise con il graduale rientro in patria del musicista: dalla scelta di lasciare l’Occidente per l’Unione Sovietica, alla sua ultima tournée fuori dai confini nazionali.
    Qualche biografo adduce, a ragione di questa seconda versione, l’insuccesso che il Concerto incontrò presso il pubblico sovietico alla “prima” del ‘38, nonché il verdetto negativo degli ambienti ufficiali, insospettiti dall’aria europea che il lavoro sembrava ancora portare con sé: quasi il compositore avesse poi deciso di rimediare, offrendo una lettura meno aggressiva del materiale inventivo precedentemente messo in campo.
    In realtà, se il nuovo titolo di Sinfonia concertante tiene conto del maggior peso accordato all’orchestra, senza tuttavia nulla togliere al protagonismo del solista, a giocare il ruolo principale nel lavoro di revisione fu il rapporto umano e professionale con Rostropovič: l’ammirazione (del tutto ricambiata) per il prodigioso violoncellista allora poco più che ventenne, ma anche il desiderio di esplorare più a fondo la natura di uno strumento destinato infatti, grazie all’apporto di Rostropovič, a guadagnare nella Sinfonia concertante nuove corde tecnico-espressive. L’Andante iniziale, più ampio rispetto al corrispettivo del Concerto, mette subito in luce le qualità cantabili del violoncello: l’ampia melodia dello strumento ne guida infatti l’esordio, solo anticipata da un ritmo di marcia che, nel suo carattere ostinato, lascerà la sua impronta nel corso della pagina. Una seconda idea, agli archi divisi e con sordina, introduce un tono di etereo mistero e si presta, subito dopo, a lasciarsi accompagnare dal disegno arabescato del solista. Il percorso punta verso una rilettura sempre più stranita degli elementi tematici: marcia in pizzicato e nuovi arabeschi solistici assumono ora il sapore di un presagio, non foss’altro che per i sommessi battiti di grancassa chiamati ad avviare l’episodio; più avanti, un analogo pizzicato degli archi acquista un tono tra il fantastico e l’allucinato, grazie all’apporto dei legni, mentre il solista oppone qualche resistenza, entrando di prepotenza sul registro acuto.
    L’Allegro giusto centrale è il luogo dove si assommano i diversi volti di cui il solista sa dar prova. Esordisce su una cadenza che presto si inceppa in un roteare meccanico, riprende slancio con disegni che si incanalano in figure ostinate per poi andare a parare in un episodio burattinesco, concluso in modo brutale; a quel punto, spiazza l’ascoltatore e, annunciato da un pallido segnale di tromba, si avventura in una generosa e lunghissima melodia, destinata a contagiare anche gli archi. Più avanti, dopo lapidarie minacce all’orchestra, attraversa un’altra e più impegnativa cadenza che estende il proprio raggio d’onda anche quando gli altri strumenti torneranno a farsi udire, intervenendo progressivamente, secondo diversi connubi cameristici. Pure in tal caso, i diversi momenti dell’Allegro si ritroveranno in inaspettate combinazioni: la melodia violoncellistica potrà così essere contrappuntata dalle movenze grottesche dei fagotti, mentre l’episodio burattinesco sara percorso da volate del violoncello, prima di sfociare in un episodio più animato. Ancora, dopo una ripresa del disegno iniziale, sarà l’arpeggiare fantomatico del solista ad alonare la melodia, ora al clarinetto, prima che quest’ultimo lasci ad altri il canto.
    L’ultimo movimento, Andante con moto, rielabora la forma del tema con variazioni già sperimentata nel finale del Concerto. Sentiremo il tema rimbalzare dal solista alle diverse voci dell’orchestra, oppure, dopo la cadenza del violoncello, trasformarsi in valzer burlesco, per lasciare poi spazio a un nuovo motivo vagamente ironico, annunciato dal fagotto e anch’esso destinato a diverse peregrinazioni. Da appuntarsi, tra le diverse combinazioni strumentali, il quintetto d’archi guidato dall’assolo del violino, o ancora, dopo il ritorno del tema principale, la miscela timbrica di celesta e flauto che circonfonde la voce del solista; infine, quel motivo saltellante alla tromba, su arpeggi agli archi, dal quale il violoncello si diparte per una conclusione vertiginosa, in un acuto iperuranico.

    Laura Cosso
    (dagli archivi Rai)

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