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Tugan Sokhiev: Borodin Nelle steppe dell’Asia centrale

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    AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA Sala Santa Cecilia
    Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

    Direttore
    Tugan Sokhiev
    Violoncello
    Giovanni Sollima

    Aleksandr Borodin
    (San Pietroburgo 1833-1887)
    Nelle steppe dell’Asia centrale
    schizzo sinfonico
    Data di composizione
    1879-1880
    Prima esecuzione
    8 aprile 1880
    San Pietroburgo,
    Teatro dell’Ermitage
    nel Palazzo d’Inverno
    Direttore
    Nikolaj Rimskij-Korsakov
    Organico
    2 Flauti, Oboe,
    Corno inglese, 2 Clarinetti,
    2 Fagotti, 4 Corni,
    2 Trombe, 3 Tromboni,
    Timpani, Archi

     

    Borodin e l’Unità d’Italia

    150 anni fa il giovane chimico e compositore russo principiante Aleksandr Borodin si trovava a Pisa insieme alla futura moglie, Ekaterina, per svolgere ricerche presso l’Università locale, su invito degli illustri professori Lucca e Tassinari. A dire il vero il talentuoso scienziato e musicista si era fatto invitare per lavorare nei laboratori pisani occupandosi dei “composti fluoridrici” e trattenersi lì insieme alla fidanzata ammalata, alla quale era stato vivamente consigliato il clima meridionale. Non era la prima volta che Borodin veniva in Italia perché negli anni precedenti, sia da solo, sia in compagnia di Dmitrij Mendeleev (nome noto a quasi tutti quelli che hanno sentito parlare della sua famosa “tabella degli elementi chimici”) aveva visitato Roma, Napoli, Genova e Firenze. Dalle loro lettere risulta che tutto il gruppo dei giovani russi, residenti all’estero, nutriva “simpatie garibaldine” e si augurava per l’Italia nascente un futuro di indipendenza e libertà. Nei diari di Ekaterina leggiamo che nell’aprile del 1862 i due fidanzati assistettero ad uno spettacolo a Firenze. Nel teatro “Della piazza Vecchia”, al termine di una recita una delle attrici “si rivolse al pubblico facendo un appello al grido di Viva Garibaldi e subito dopo eseguirono il suo inno”.

    Il 1° giugno a Pisa si festeggiava il giorno dell’Unificazione d’Italia e Borodin ed Ekaterina andarono alla Luminara: “In tre punti della città c’era musica, la città era illuminata, la folla urlava furiosamente Viva Garibaldi, viva il Re Galantuomo, viva l’Unione, Venezia e Roma, etc”... Al caro Saša [diminutivo di Aleksandr] le lacrime scorrevano sul viso ed egli si nascondeva per non farsi scorgere...”.

     

    Capolavori del sinfonismo russo
    di Valerij Voskobojnikov
    Nelle steppe dell’Asia centrale di Borodin
    Tratto dal programma di sala dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

    L’interesse per l’Oriente che Borodin manifesta nella sua musica trae origine dalla sua nascita: la madre era una semplice ragazza russa “figlia del popolo”, e il padre un principe del Caucaso. Questo interesse per l’Oriente era peraltro già presente nelle opere di Michail Glinka, padre spirituale della “nuova scuola russa”, nelle opere di Balakirev (Islamey, Tamara), di Rimskij-Korsakov (Shéhérazade, Sadko), di Musorgskij (Danze persiane nella Kovàncina, Salammbô), di Cui (Il prigioniero del Caucaso) e ancor di più nello stesso Borodin, il cui Principe Igor è imbevuto di melos orientale in tutta la parte riguardante i polovesiani. Così avviene anche nel quadro sinfonico Nelle steppe dell’Asia centrale, la sua ultima miniatura orchestrale commissionata al compositore nel 1879 per le celebrazioni del 25° anniversario del regno dello Zar Alessandro II, come accompagnamento musicale per dei “quadri viventi” della storia russa, che però non vennero mai realizzati.

    Racconta il biografo del compositore, il nipote adottivo Sergej Dianin: “Nel 1880 Borodin prese parte in qualità di compositore al concerto organizzato dalla cantante Daria Leonova. Costei si rivolse a Borodin per chiedergli di consentire l’esecuzione, nel concerto in questione, della Marcia polovesiana oppure di un ‘brano scritto per quadri viventi’. Aleksandr Porfir’evič Borodin le consegnò la musica del quadro sinfonico Nelle steppe dell’Asia centrale, che ebbe così la sua prima esecuzione. Il concerto della Leonova, sotto la direzione di Rimskij-Korsakov, ebbe luogo nella casa di Kononov l’8 aprile 1880...”

    In questa occasione fu pubblicata la seguente nota sul programma di sala: “Nel deserto dell’Asia centrale si ode per la prima volta il motivo di una pacifica canzone russa. Si sente uno scalpitio di cavalli e cammelli che si avvicina, si sentono le note di un motivo orientale, a lungo ripetuto. La steppa sconfinata è attraversata da una carovana di indigeni, scortata dall’esercito russo. La carovana farà il suo lungo viaggio con fiducia e senza paura, protetta dalla minacciosa forza militare dei vincitori. La carovana va sempre più lontano. Pacifiche e serene melodie russe confluiscono con quelle indigene in una sola armonia, che a lungo si ode risuonare nella steppa ed alla fine si smorza in lontananza”.

    Nel mese di giugno del 1881 Borodin, uomo dai tratti molto signorili oltre che gran poliglotta, e che spesso si recava all’estero essendo, del Gruppo dei Cinque, il più adatto a rappresentarlo, andò a Weimar a trovare Franz Liszt. Il grande ungherese nutriva particolare simpatia per la nuova scuola russa e s’interessava vivamente alle opere del Gruppo. Quando Borodin gli mostrò Nelle steppe dell’Asia centrale, la composizione piacque talmente al padrone di casa che gli chiese di farne immediatamente una trascrizione per pianoforte a 4 mani, che fu subito eseguita in un concerto privato. A Borodin non restò che scrivere la dedica a Franz Liszt. Ben presto lo raggiunsero notizie di esecuzioni a Jena, Liegi, Parigi e Anversa. In quest’ultima città nel settembre del 1885 la Società dei Musicisti invitò Borodin a dirigere concerti di musica russa durante l’Esposizione Internazionale. Il compositore rinunciò decisamente, dichiarandosi non abbastanza esperto nella direzione di una grande orchestra, ma ritenne indispensabile essere presente a tutti e tre i concerti, coronati da trionfale successo ed accompagnati da grandi ovazioni.

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